A conversation with Sasaki on “Il Giornale dell’architettura”

Mutsuro Sasaki gave a speech at Politecnico di Torino on Tuesday, 6 November 2007. He presented his recent projects and book “Flux Structures”. After the presentation, Mario Sassone and I had the opportunity to interview Mutsuro Sasaki for “Il Giornale dell’architettura”. Click here to read the interview (in Italian).

Below, the flyer of the event.

Sasaki_Torino

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5 Comments

  1. pbasso

    Mi presento, mi chiamo paolo basso e sono uno studente di ingegneria edile-architettura dell’università di genova. Sto preparando la mia tesi di laurea specialistica e l’argomento di cui tratto è la modellazione di forme libere. Già da queste premesse potrai (ti do del tu..) capire quanto mi sia stato di aiuto il tuo blog per entrare 1po’ nell’argomento… La panoramica di temi (la maggior parte nuovi x me) quali gli algoritmi genetici, la differenza nell’approccio alle free-form (form finding/improving), lo scripting, etc. che ho potuto osservare navigando anche tra i tuoi links offre un’infinità di spunti di indagine nell’ambito dell’architettura digitale!
    Non ho voluto contattarti immediatamente x avere modo di “mettere” qualche base da dove partire; x ora ho studiato abbastanza bene il manuale di rhinoscript ed ho iniziato a “programmare” qualcosa. Ho scaricato anche molti scripts già pronti dalla rete e a questo punto ho perso di vista i miei obiettivi (più ke altro mi sono messo a giocare con i plug-ins..).
    Mi interesserebbe (venendo al dunque) approfondire ora il legame tra modellazione e analisi strutturale.
    Premesse:
    -ho già letto il tuo paper di zagabria
    -sto cercando, in parallelo al curiosare in rete, testi di meccanica delle strutture che mi parlino della resistenza per forma e delle strutture a guscio

    Intanto vorrei chiederti tu come hai proceduto nella tua ricerca e se hai consigli da darmi riguardo i testi da poter consultare (+ ke altro cosa valuti ,negli algoritmi genetici, della risposta della struttura? Nel paper parli di energia potenziale, etc. Mi mancano queste conoscenze!) .
    Poi mi farebbe davvero piacere poterti incontrare per poterti far vedere alcune cose e discuterne un attimo (questo sempre se avrai tempo e voglia! io sono pronto a venire a torino più o meno sempre)

    Infine ti lascio un paio di domande che mi girano in testa al momento:
    -nell’articolo dove parli delle NURBS (‘A quale Nurbs appartieni?’ potrebbe essere il titolo) definisci vari stili con cui gli architetti si approcciano alle forme libere. C’è qualche libro che ne parla e da cui hai appreso queste cose?
    -Tra i blog che parlano di architettura digitale e di scripting esce spesso la parola voronoi. Questi fantastici diagrammi mi hanno portato via ore intere fatte di prove e riprove su rhinoceros. Ho letto da qualche parte che una “maglia/reticolo” voronoi potrebbe avere particolari “qualità” strutturali oltre che urbanistiche. Ne sai qualcosa?
    -usi Ansys x qualche ragione specifica? xkè io conosco (di base) il sap…

    Grazie ancora x l’attenzione e l’aiuto che dai a tutti gli appassionati di architettura digitale come me.
    E complimenti per il premio Hangai!!!!!!
    Spero di sentirti/vederti presto!
    Paolo

  2. Ti ringrazio Paolo per il commento e per le tue domande puntuali. Mi sono permesso di cancellare il tuo indirizzo mail dal commento per evitare che ti possa arrivare dello spam. E’ meglio non lasciarlo mai visibile.

    Provo a rispondere in ordine:
    1) I diversi modi di generare forme libere sono stati rapportati con gli approcci progettuali di alcuni architetti in un testo di MASSIMILIANO CIAMMAICHELLA , “Architettura in NURBS: il disegno digitale della deformazione”, edito da Testo&Immagine, Torino, 2002. Da questo libro ho tratto spunto per quell’articolo. Si tratta di una pubblicazione molto semplice, scritta da un architetto di Venezia, o che ha studiato a Venezia mi pare, che descrive in modo chiaro la generazione delle NURBS con i modellatori solidi attuali e cerca di classificarle in base al modo con cui possono essere prodotte. Quindi cerca di rapportare questi modi di modellare forme libere con la concezione dell’architettura di alcuni grandi architetti contemporanei. Per esempio, il fatto di pensare ad una serie di sezioni trasversali libere, seguite da una una direttrice, è essenziale per modellare una superficie NURBS skinned (loft). Però è da dire che se si tratta di un corridoio, o di una galleria, per rapportarlo all’architettura, è intuitivo progettare questo spazio dalla forma libera nello stesso modo in cui lo si genera col modellatore solido, quindi per sezioni trasversali successive ed una direttrice nella direzione longitudinale. Questo è un esempio del libro che qui ti ho forse descritto un po’ malamente.
    Credo che il valore di questo breve testo sia appunto nel cercare di non essere una semplice guida del comando tipo “NURBS” di qualunque modellatore solido, ma di voler provare a rapportare uno strumento di lavoro con il progetto architettonico e con la sua concezione.
    Sta di fatto che per studiare le NURBS e capirne meglio il loro funzionamento è comunque più utile leggere la guida di Rhinoceros oppure sfogliare-leggere altri testi più specifici, come: PIEGL LES, TILLER WAYNE, The NURBS book, 2nd edition, Springer, Berlin, 1997 (1966), oppure: ROGERS DAVID F., An introduction to NURBS : with historical perspective, Academic Press, San Diego, San Francisco, 2001. (Quest’ultimo è più semplice ed offre anche una panoramica storica dell’evoluzione delle curve parametriche per il design e dei personaggi che le hanno studiate).
    2) Non ho mai studiato-utilizzato alcun metodo basato sul Voronoi per suddividere spazi o per ottimizzare strutturalmente forme libere. Ho parlato però con altri in facoltà qui a Torino che lavorano parecchio con le forme libere e tra l’altro uno è un tesista molto bravo che credo dovresti contattare in proposito. Probabilmente ti sa aiutare o dare spiegazioni. Questo è il link del suo blog: http://madeincalifornia.blogspot.com/ Io mi occupo nello specifico del mio progetto di tesi, e tendenzialmente non entro neanche troppo nel merito della progettazione, rimango più sulla questione dell’uso di nuovi strumenti e tecnologie, e su quella del metodo. Davide del Giudice, autore del blog che ti ho appena citato, è invece particolarmente dentro la questione progettuale e tiene anche sempre aggiornato il suo spazio web. Sicuramente vale la pena sentirlo.
    3) Uso Ansys perchè è il software licenziato all’interno del Dipartimento di Ing. Strutturale e Geotecnica qui al Politecnico di Torino. Altri software licenziati, come Cosmos ad esempio, si sono rivelati un po’ datati soprattutto per la necessità di chiamare il programma a lavorare in batch (background) a partire da un file di testo prodotto da Rhinoscript. Ansys invece lavora benissimo in background con questo semplice comando: “/ansys100.exe -b -i nomeFileInput.txt -o nomeFileOutput.txt”
    Mi chiedi ancora quale sia il parametro o i parametri di valutazione nel comportamento strutturale di una forma libera, per l’algoritmo che uso io. Nel caso di Zagabria, ed ancora per la sua evoluzione, presentata a Venezia, ho utilizzato come parametro di valutazione lo spostamento verticale massimo, valutato in ogni nodo della mesh utilizzata per l’analisi strutturale (la mesh è quadrangolare e regolare in quanto generata da Rhino prima dell’importazione automatica in Ansys, questo punto dell’algoritmo può essere notevolmente migliorato).
    E’ tuttavia possibile ed auspicabile valutare altri parametri. L’energia potenziale elestica è un parametro del comportamento globale della struttura, lo spostamento massimo è locale. Entrambi, presi singolarmente, potrebbero portare a due ottimizzazioni strutturali diverse. Sarebbe il caso, con un’analisi multi-obiettivo, attualmente in fase di studio, di poterli valutare insieme, all’interno dello stesso processo evolutivo di ottimizzazione. Altri parametri che in questo mio caso sono presi come dati fissi sono le condizioni di carico. Nessuno dice che l’ottimizzazione strutturale sotto il peso proprio ed un carico distribuito uniforme su tutta la superficie (verticale) sia sufficiente. Lo stesso Sasaki però fa la stessa cosa, in quanto non è così banale poter automatizzare tutto questo processo che non è semplicemente un’esecuzione seriale di istruzioni, ma diventa anche momento di ‘scelte’, anche architettoniche, tecnologiche, di economia, ecc.
    4) Mi chiedi che testi consultare in generale, e su questo di dico solo in parte di riferirti a questa bibliografia (quella del blog) che è aggiornata credo a maggio-giugno, non di più. Mancano diversi articoli e libri fondamentali. Appena riuscirò l’aggiornerò. Però io magari partirei dal provare praticamente qualcosa (come stai facendo con Rhino, però magari prendendo un caso-studio specifico, anche un semplice benchmark, che ti permetta però di leggere chiaramente dei risultati del tuo operato) e parallelamente mi leggerei questi testi:
    – BUCCI F., MULAZZANI M., Luigi Moretti: Opere e scritti, Electa, Milano, 2000. (Direi i saggi in fondo alla monografia).
    DAWKINS R., The Blind Watchmaker, Longman, London, 1986. Traduzione italiana: L’orologiaio cieco: Creazione o evoluzione?, Mondadori, Milano, 2003. (capitolo sugli algoritmi genetici)
    – FRAZER J. H., An Evolutionary Architecture, Architectural Publications Association, London, 1995.(scaricabile dal web liberamente, testo base per il ‘metodo’ nell’uso delle nuove tecnologie)
    – MIGAYROU F. (a cura di), Architectures non standard, Centre Pompidou, Parigi, 2004. (esposizione fondamentale dell’architettura free-form)
    MITCHELL M., An introduction to genetic algorithms, The MIT Press, Cambridge, 1998. (molto semplice ma per iniziare è il migliore, poi Koza, Goldberg e Holland, ma questi ultimi due un po’ datati)
    – NICOLETTI M., Sergio Musmeci: Organicità di forme e forze nello spazio, Testo & Immagine, Torino, 1999.
    – SASAKI M., “Flux Structure”, TOTO, Tokyo, 2005.
    – TORROJA E., La concezione strutturale, CittàStudiEdizioni, Torino, 1995 (1966).

    Quattro testi legati alla didattica, nei più prestigiosi laboratori d’architettura nel mondo:
    ARANDA B., LASCH C., Tooling, Princeton Architectural Press, New York, 2006. Collana: Pamphlet architecture n°27.
    GIACONIA P., Script. Spot on Schools, Editrice Compositori, Bologna, 2005.
    LYNN G., RASHID H., Architectural laboratories, NAi Publisher, Rotterdam, 2002.
    TERZIDIS K., Algorithmic Architecture, Architectural Press, 2006.

    Tesi di laurea di un mio compagno, punto di partenza anche per la mia ricerca:
    MENDEZ T., Forma architettonica acustica strutturale: Progettazione di una sala da concerti con l’ausilio di un algoritmo evolutivo, Tesi di laurea discussa presso il Politecnico di Torino – 1° Facoltà di architettura nella sessione di febbraio 2007 con relatori Arianna Astolfi, Maarten Jansen, Mario Sassone.

    Per le riviste:
    Parametro n°80 “Sergio Musmeci o delle tensioni incognite”, ottobre, 1979.
    I numeri sul digitale di Architectural Design, più che altro per una panoramica.
    VERB natures

    In realtà ci sono moltissimi testi ed articoli. Ti ho citato questi perchè hanno molti riferimenti sui quali puoi continuare, ed anche perchè sono i più facili da reperire. E’ inutile che ti indico articoli presi da atti di congressi oppure testi americani che ad esempio nelle biblioteche qui a Torino non abbiamo. Nel caso poi avessi interessi specifici, se ne riparla. Ho evitato invece testi di storia, filosofia, teoria dell’architettura, che sebbene molto interessanti magari non ti interessano ora. Conviene prima avere una buona panoramica.

    Per concludere, mi farebbe piacere poterci incontrare, e vorrei anche renderti disponibile il paper successivo a quello di Zagabria, che ormai data settembre, ma è stato scritto ancor prima, a maggio. Purtroppo nè sul sito del premio ne sul sito IASS è reperibile. Troverò un modo di metterlo in rete (anche se essendo pubblicato sul giornale non sarebbe proprio corretto) oppure te lo spedisco direttamente via mail (in quanto il giornale dello IASS qui in Italia non è falice da reperire).

    Buon lavoro e buono studio,
    Un saluto,

    Alberto

  3. pbasso

    Intanto ti ringrazio x la risposta repentina e x le informazioni precise!!
    Devo dire che hai centrato il problema; adesso ho maggiore bisogno di testi “tecnici” e meno filosofici (per quanto non ne metta in dubbio l’utilità!).
    Grazie anche per aver inserito di molti testi i capitoli che ritieni più utili al momento; effettivamente i libri non sono pochi e rischierei di demoralizzarmi affrontandoli tutti dal principio =[

    Il blog di Delgiudice lo tengo d’occhio continuamente (è proprio lì che ho conosciuto x la prima volta i Voronoi). Sono risalito da un suo post allo script di Marc Fornes (theverymany) che genera da una pointcloud il diagramma, solo che lo genera sempre e cmq in piano mentre ho visto che DelGiudice è riuscito ad applicarlo sulla pelle di superfici free-form.
    Ho scaricato anche le tavole della sua tesi in formato jpeg xkè sullo sfondo riportavano lo script utilizzato (o almeno così ho supposto io) ma il formato non permette di leggerlo bene!
    Proverò a contattarlo..

    La tesi del tuo compagno sembra davvero interessante ma lui ha un sito/blog dove ne parla?

    Sarei davvero curioso di vedere il paper aggiornato.
    Se hai tenuto la mia mail prima di cancellarla dal blog (a proposito, grazie anche x questo!) puoi inviarmi qualcosa lì!
    ..e poi ti chiedo:
    ma questo “aggiornamento” di cui parli sarebbe il lavoro che hai presentato all’Hangai Prize? xkè ho navigato sul sito del premio ma dei lavori presentati o anche solo dei vincitori non ho trovato nulla.. (e il motivo allora sarebbe quello che mi spiegavi nel commento precedente -> pubblicazione..)

    Intanto ti lascio l’indirizzo del blog che ho messo su da poco e che nelle prime intenzioni dovrebbe seguire un po’ il percorso della tesi che sto cominciando: http://www.scriptinarnasco.blogspot.com

    L’unico post che ho pubblicato non parla nemmeno della tesi (beneamate intenzioni..) ma di un programma free di scanner 3D. Io ho proposto (assolutamente senza cognizione di causa) il software come associabile a rhino in un’ottica di form-improving.. Se avrai tempo dai un’occhiata e soprattutto un parere + esperto!

    Vorrei anche farti vedere un paio di scripts che sto buttando giù (niente di che..) Vorrei postarli sul blog ma x ora devono essere ancora migliorati!

    Come ultima cosa ti chiedo di pensare ad un giorno in cui puoi avere un paio d’ore (troppo? no problem, mi faccio bastare qualsiasi ritaglio di tempo) da dedicarmi così programmo un’escursione a Torino!

    Ci sentiamo,
    Paolo

  4. Se hai già visto il blog-lavoro di Del Giudice allora potresti riuscire a risolvere i tuoi dubbi sul Voronoi contattandolo direttamente. Non vedo altra strada. Lui è bravo ed appassionato, avrà risposte sicure!

    Per quel che riguarda la tesi invece, rileggendo un po’ tutti e due i commenti, mi piacerebbe capire con più chiarezza di che si tratta nello specifico. Vorrei cioè sapere innanzitutto qual è il tema specifico: modellazione di forme libere sembra più legato ai software di modellazione dal punto di vista del ‘disegnatore caddista’, però immagino si tratti di modellazione nel senso di morfogenesi. Quindi creazione e modellazione di forme libere con strumenti digitali, ma in riferimento al tema dell’architettura a forma libera o della progettazione-gestione di forme complesse.
    A questo punto bisogna capire se intendi dare un apporto teorico-critico al tema in esame oppure vuoi lanciarti in un’esperienza progettuale, non necessariamente contestualizzata o verosimile, anche solo un esercizio. Oppure se vuoi fare entrambe le cose.

    Per concludere, mi piacerebbe quindi conoscere nello specifico il TEMA, il SIGNIFICATO e gli OBIETTIVI del tuo lavoro di tesi. Così diventa più facile rispondere anche a domande più generiche, come ad esempio quelle inerenti la bibliografia. Diventa anche facile valutare i risultati che ottieni e lo stato attuale di avanzamento del lavoro in base alle prospettive che ti eri posto all’inizio. Converrà parlarne a voce.

    Ci risentiamo via mail e ci vediamo dopo il 14,
    Alberto

  5. Sergio

    Caro Alberto puoi inviarmi l’intera

    conversation with Sasaki on the “Giornale dell’architettura” ?

    Grati saluti.

    Sergio Bombini

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